È passato un anno.
Un anno in cui non ho scritto, non ho pubblicato, non ho “portato avanti” questo progetto come avevo immaginato.
E per tanto tempo ho pensato che questo significasse una cosa sola: aver fallito.
Poi è arrivata la primavera.
E mi sono accorta di una cosa molto semplice, ma che dimentichiamo spesso:
la natura non ha fretta, eppure rifiorisce sempre.
Gli alberi non si giudicano quando restano spogli per mesi.
Non si chiedono se sono in ritardo.
Non si paragonano a quello accanto.
Semplicemente, aspettano il momento giusto.
E poi ricominciano.
In questo ultimo anno sono successe tante cose.
Cambiamenti, stanchezza, momenti di confusione, decisioni rimandate.
E, lo ammetto, anche un po’ di paura.
Paura di non essere abbastanza costante.
Paura di non avere abbastanza da dire.
Paura che questo spazio non fosse “all’altezza”.
Così ho fatto la cosa più facile: ho smesso.
Ma smettere non significa sempre arrendersi.
A volte significa solo fermarsi.
Quello che ho capito è che non tutto deve essere lineare.
Non tutto deve crescere in modo perfetto, continuo, visibile.
Ci sono fasi in cui lavoriamo sotto la superficie.
In cui cambiamo senza rendercene conto.
In cui stiamo, semplicemente, preparando il terreno.
E forse questo anno è stato proprio questo per me:
una stagione invisibile.
Oggi non torno con un piano perfetto.
Non torno con mille promesse.
Torno e basta.
Con la voglia di scrivere di nuovo.
Con la voglia di condividere pensieri veri, anche imperfetti.
Con la voglia di costruire qualcosa, piano.
Un passo alla volta.
Se anche tu ti senti “in ritardo”, fermə, o lontanə da dove pensavi di essere…
forse non sei in ritardo.
Forse sei solo in inverno.
E la primavera, in un modo o nell’altro, arriva sempre.
Questo è il mio modo di ricominciare.
Ben tornata a me.
E benvenuta, di nuovo, qui.
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